Consiglio Direttivo

Franco Cenobi Franco Cenobi
Presidente CIAR
Carlo A. Bruzzone Carlo A. Bruzzone
Vice Presidente CIAR
Vincenzo Betti Vincenzo Betti
Vice Presidente CIAR
Salvatore Bonetti Salvatore Bonetti
Consigliere
Gian Piero Ventura Mazzuca Gian Piero Ventura Mazzuca
Consigliere
Giampaolo Celon Giampaolo Celon
Consigliere
CANTO QUATTORDICESIMO PDF Stampa E-mail
CANTO XIV
(L’ESTREMO)


1.    E adesso, al poeta è concesso di
2.    Parlare e cantare del pezzo di re
3.    E di regina che stanno, di blocco
4.    E ben fusi, nel numero quindici
5.    Estremo. L’estremo, l’arriere, il full-back
6.    È atleta che coglie e cattura le palle,
7.    venute dal cielo, con sicurezza
8.    Caparbia e tesa a cassare la speme
9.    Di chi le calciò, per guadagnare il
10.    Terreno e vincere in metri e sfruttare
11.    Anche un bizzarro rimbalzo per sedurre
12.    La meta, desiderata in tutta la
13.    Partita. E spesso il suo correre verso
14.    Un pallone che scende dall’alto, come
15.    Angelo di vendetta biblica, è
16.    Sfidare il pack di mischia, degli avanti
17.    Avversari, che s’abbatte a valanga,
18.    Dopo che fu giocata astutamente,
19.    Con l’up and under, una punizione
20.    Accordata per un fallo proibito,
21.    E ora, ricordatelo sempre, allenatori,
22.    Allenate le squadre sempre insieme
23.    Con un arbitro attento che insegni a
24.    Tutti le sacre regole del gioco.
25.    Una squadra, che non subisce sanzioni,
26.    Ha già vinto l’incontro di rugby prima
27.    Di scendere in campo e il non incorrere
28.    In falli significa onorare il
29.    Monito sublime del filosofo
30.    Arnold e del pupillo Webb uguali
31.    A Socrate e Platone, i filosofi
32.    Greci, sempre attuali anche sul campo di
33.    Rugby, dove si sviluppa, tra le due
34.    Squadre, il dialogo antico filosofico,
35.    Con l’alternarsi di argomentazioni
36.    Di gioco e le mete ed i drop sono un po’
37.    Uguali alle diverse tesi di
38.    Pensiero che si confrontano insieme
39.    Ma non si distruggono. E la calma
40.    Filosofica e glaciale dell’estremo
41.    È l’aspetto più uguale al coraggio
42.    D’andare da solo a sfidare palla e
43.    Giocatori all’attacco. In difesa è
44.    L’estrema speranza della squadra
45.    Aggredita e, in attacco, il suo andare
46.    Tra i tre quarti inserito, per essere
47.    Il magico sedicesimo in più, è
48.    La stoccata spesso finale, è l’acuto
49.    Del quindici forte e affiatato che
50.    Fotografa, con il suo full-back, l’attimo
51.    Fuggente della vittoria carpita.
52.    Se i suoi compagni, se le sue compagne,
53.    Non vengono in sostegno e in raddoppio,
54.    È frequente di più l’essere solo,
55.    Restare sentinella e vedetta della
56.    Linea di meta, confine sognato
57.    Dalla squadra che attacca. Ma, comunque,
58.    Quando afferra e cattura il pallone il
59.    Numero quindici, dalla sua decisione
60.    Di gioco scaturisce, come sorgente
61.    Di acqua vitale, tutto quello che
62.    Validamente avverrà. Sulla linea
63.    Di touche, con palla che scende dall’alto,
64.    Agguantata e protetta dalle sue mani
65.    Calamitate, se c’è affianco un compagno
66.    Piazzato, meglio ancora se in corsa
67.    Avanzante, è a lui che spetta e tocca
68.    Il rapido passaggio per creare un
69.    Contrattacco reale. Il suo riprendere
70.    L’attacco è definito di terzo
71.    Tipo, perché ha tutti i compagni e
72.    Tutte le compagne davanti e di
73.    Fronte tutta la squadra avversa. Di
74.    Tipo secondo è il contrattacco con
75.    Il quale recuperi la palla dietro
76.    La prima e spesso decisiva linea
77.    Difensiva, ma è stupendo sempre
78.    Il classico intercetto definito
79.    Ovviamente di primo tipo, un vero
80.    Colpo maestro che ribalta il gioco e... via
81.    Vai tu a segnare mentre sembrava che
82.    Fosse il tuo avversario che volasse alla
83.    Meta. Quest’arte molto difficile
84.    Del contrattaccare, connaturata
85.    Al ruolo dell’estremo di classe, è
86.    Anch’essa allenabile con metodi
87.    Di didattica sempre creativa e sul
88.    Serio dinamica, senza parlare,
89.    Ma creando giochi di ruolo e rapide
90.    Situazioni nelle quali inserire
91.    Gli atleti, le atlete, è come insegnare
92.    La storia, assegnando ad ogni studente
93.    La parte di quelli di un tempo passato
94.    E invitarli a creare parole e pensieri
95.    E gesti capaci di fare rivivere
96.    Il tempo passato e intuire il futuro.
97.    Se l’estremo riparte da solo è
98.    Difficile ingannare la squadra opposta,
99.    Decisa che, con il calcio, imposta una
100.    Azione compiuta e non indecisa
101.    Sul fare e tentare lo scacco matto
102.    Al re, degli scacchi sull’erba, unito
103.    Alla regina nel numero quindici,
104.    L’estremo, l’indomito arriere, il forte
105.    Full-back rugbistico. Le sue touche,
106.    Conquistate e afferrate con calci
107.    Lunghi e scagliati lontani, che prima
108.    Rimbalzano sul terreno, quando è
109.    Fuori l’estremo dalla sua linea che
110.    Precede quella di meta, sono affondi
111.    E sono ganci di un boxeur gigantesco
112.    E, alla fine, danno vittoria dopo il
113.    Dominio di campo, ma attenzione, non
114.    Basta sviluppare volume di gioco
115.    E trasferirsi vicino alla linea
116.    Di fuoco avversaria, occorre, sempre, anche
117.    L’efficacia del gioco ed essa vuol dire
118.    E significa utilizzare il volume
119.    Di gioco per segnare quante più mete
120.    Possibili. Giocare a rugby non è
121.    Passeggiare nei dintorni della meta
122.    Avversaria, il giardino proibito in
123.    Cui tu vuoi entrare ed estinguere la tua
124.    Sete di bello, il gioco del rugby è
125.    Sempre varcare l’ingresso dell’area
126.    Difesa, toccare con forte carezza
127.    La linea e baciarla davvero alla fine.
128.    Sull’estremo si concentra il diretto
129.    Avversario, per calciare, su di lui,
130.    Su di lei si proietta il cavallo che
131.    Vinse cavallo, e sempre sull’estremo
132.    Piomba l’avanti sfuggito alle prese
133.    Placcanti, e su di lui, re e regina, può
134.    Sgusciare il pallone scugnizzo che
135.    Rispetta la legge della rifrazione
136.    Ottica, ma sempre all’incontrario
137.    E, quindi, dalla parte dell’angolo
138.    Di incidenza scatta la rifrazione,
139.    Ma solo al mago è dato il sapere
140.    Quale stia per essere l’incidenza
141.    All’impatto. Se la palla, scagliata
142.    Dal tiro nemico, non è presa di
143.    Prima, o, al più tardi, al primo rimbalzo,
144.    Ne approfitta il trequarti avversario e
145.    L’insegue come cane il cinghiale, lo
146.    Cattura e lo porta a trofeo sulla linea
147.    Violata di meta. I suoi numeri
148.    Tecnici individuali sono gli stessi
149.    Delle linee arretrate, ma, talvolta,
150.    È proprio lui, proprio lei, primo avanti
151.    Che schianta il primo opponente a venire
152.    E propone, col calar dei compagni,
153.    Un grande, vorticoso ruck, da cui
154.    Subito sguscia per andare veloce
155.    A stare nell’azione che segue in
156.    Multiple fasi. E dev’essere l’ala,
157.    Di solito, pronta a proteggere il posto
158.    Lasciato dal suo arriere, catturato
159.    Dall’onda che riesce a salvare il
160.    Pallone in pericolo. Spesso all’estremo
161.    È affidato il piazzare e calciare
162.    Le punizioni accordate e i suoi
163.    Calci precisi, che violano i pali,
164.    Servono sempre alla giusta vittoria
165.    E, senza di essi, c’è difficile gloria
166.    Per il team che non seppe produrre un
167.    Atleta che andasse a giocare con il
168.    Calcio piazzato che valeva ben mezza
169.    Meta, trasformata al completo, ora,
170.    Invece, qualcosa di meno, per la
171.    Saggia decisione d’aumentare il
172.    Punteggio della meta segnata, ma
173.    Il poeta resta in attesa che aumenti
174.    Il valore dei punti del drop, gesto
175.    Tecnico sublime e che esalta l’azione
176.    Del singolo contro i più. Qualche volta,
177.    L’estremo, inserito in attacco, fu da
178.    Molti definito la luce che arriva
179.    Da dietro, il riflettore magico e
180.    Solare che illumina l’azione
181.    Vincente. E, in questi inserimenti,
182.    L’estremo si ritrova, a sinistra, i due
183.    Gemelli o, a destra, i figli di Proteo,
184.    I flanker instancabili, o, lontani,
185.    I generosi e creativi poeti del
186.    Pack, ma con tutti è stretta l’alleanza
187.    Per infrangere il nuvolo avverso e lo
188.    Seguono e si sentono protetti i suoi
189.    Compagni, le sue compagne, e sanno con
190.    Lui, con lei, imparare ad essere tre quarti,
191.    Perfino dopo una mischia infernale.
192.    Quando l’estremo è ingannato dall’ala,
193.    Dopo avere abbozzato e tentato il
194.    Placcaggio, lo consola, sull’erba,
195.    L’abbraccio sincero, del suo mediano
196.    D’apertura, il perfetto numero dieci,
197.    E del centro di terza, l’indomito
198.    Numero otto, che lo videro sempre
199.    Giocare, con astuzia e coraggio e,
200.    Intrepido, in un volo continuo,
201.    Catturare palloni malvagi e veloci.
202.    Quando osserva, da dietro, l’arriere, in
203.    Vigile attesa, che una mischia o una
204.    Touche sia vinta, il suo labbro pronunzia
205.    L’augurio che gli avanti forniscano
206.    Quella palla che decida l’incontro
207.    E lo scontro. L’estremo è, sull’asse di
208.    Palla, piazzato, a distanza mai uguale
209.    Assegnata, ma decisa dalla forza,
210.    Degli altri a calciare, e dal vento che
211.    Muta e, se Eolo è contro di lui, a schierarsi
212.    Più indietro lui va, ma se pneuma gli
213.    Soffia di poppa, come in mare si
214.    Tende lo spin, lui va avanti di più e
215.    Asseconda la forza della brezza
216.    Marina che spira sul campo di gioco.
217.    E quante volte deve egli, l’arriere,
218.    Provare un bel drop astuto e preciso,
219.    E scommette, con allegria, allenandosi
220.    Assieme agli amici, la bevuta nel
221.    Pub o in cantina, se il pallone gli passa
222.    Tra i pali acrobatico. Quando inganna
223.    L’ala tre quarti, con la finta di corpo,
224.    E poi parte per creare un’azione
225.    D’attacco, deve farlo con un grande
226.    Rispetto. L’avversario, che placca e va
227.    A vuoto nell’aria, deve, a fine
228.    Partita, suscitare il suo abbraccio
229.    Sincero e leale da rugbista che conosce
230.    Il penare sul campo. Ricordare
231.    Si deve che, in tempi lontani da noi,
232.    Un estremo, che ingannò con la finta
233.    L’avversario che andava a placcare, fu
234.    Dal campo, inseguito, espulso, perché allora
235.    Ritenuto sleale. E Pierre Villepreux,
236.    Grande, leggendario arriere francese,
237.    Ingannò, ma da grande, negli anni di
238.    Gloria, a Parigi, l’ala maora di Nuova
239.    Zelanda, lo fintò, come un torero
240.    Col toro, e calciò, poi, preciso,
241.    In touche d’uscita, ma anche lui, il gran
242.    Pierre, capitano della Nazionale
243.    Di Francia, fu punito, più tardi, da
244.    Un pack, di avanti, solidale con l’ala
245.    Brillante, umiliata sull’erba baciata,
246.    Per la beffa subita. E incontro al
247.    Pallone, a valanga disceso, scagliato
248.    Da un calcio preciso nel cielo del
249.    Pack tutto nero, vi arrivò Pierre il grande,
250.    Ma l’incontro con la palla crudele
251.    Fu uno scontro titanico con gli otto
252.    Avversari che, leali, ma forti e a
253.    Valanga, agguantarono la palla con
254.    Lui e raggiunsero fiabesca vendetta
255.    Di un affronto più grave di quello che
256.    Achille dovette dal superbo Atride
257.    Subire, avido e crudele Agamennòne,
258.    Assassino della figlia innocente
259.    Ifigenia, quando il Pelide, figlio
260.    di Teti immortale, fu da costui
261.    Umiliato davanti al coro degli
262.    Argivi soldati. La somma di re e
263.    Di regina, il full-back del rugby è, forse,
264.    L’atleta più solo nello sport più umano,
265.    Ma il campione che conquista palloni
266.    E li scaglia e guadagna terreno, o li
267.    Vince e reimposta l’attacco, in un soffio
268.    Abbraccia la squadra ed il pubblico che
269.    Applaude sincero all’estremo anche se
270.    Lo vede venire da un paese lontano.
271.    Talvolta il suo “mark!”, gridato, è
272.    Semaforo rosso ad una incursione
273.    Decisa di avversari duri e precisi.
274.    L’estremo di rugby è, spesso, uguale
275.    All’ultima e nuova generazione
276.    Della storia che scorre e gli occorre
277.    Apprendere il passato per dare anche
278.    Lui il suo contributo. E deve sapere e
279.    Capire da dove sia nata l’azione
280.    Che, ora, si presenta tanto leggera
281.    E aerea, ma non lo fu poco prima,
282.    Questo è l’impegno a giocar responsabile,
283.    Senza mai sciupare lo sforzo titanico
284.    Che le prime azioni di mischia, di touche,
285.    Di maul, di ruck, come vere e antiche
286.    Generazioni, prepararono con
287.    Abnegazione. Ma l’estremo migliore
288.    È, comunque, quel numero quindici
289.    Che solleva ed alza anche la testa per
290.    Vedere il tramonto del sole, cosciente
291.    Che il rugby è luce che riscalda la
292.    Vita ed illumina gli occhi non sol di
293.    Chi gioca, ma, perfino, di tanti che
294.    Spettatori, in lui sanno sempre apprezzare
295.    Piazzamento, il coraggio e il placcaggio,
296.    La precisione nel tiro, il grandissimo
297.    Fiuto per diventare l’uno di più.
298.    Nel cuore dell’estremo non c’è mai la
299.    Freddezza della persona cinica
300.    Che pensa solo a sé, ma si ritrova
301.    Il dominio delle proprie emozioni,
302.    Come un grande chirurgo la cui mano
303.    Non trema, mentre è intento a salvare
304.    La vita di un suo simile, ma il suo cuore,
305.    Finita la partita, si scioglie dalla
306.    Morsa di prima e, talvolta, lacrime
307.    Copiose bagnano il ciglio dell’estremo
308.    Guerriero, quando pensa allo scontro di
309.    Rugby trascorso, ai momenti più duri
310.    Vissuti sul campo ed al calcio piazzato,
311.    Tirato con il terrore dell’errore,
312.    Quello che ti dice che quel giorno non
313.    Vinci. Nello sport più giusto del mondo,
314.    È l’estremo un re, è pure regina
315.    Negli scacchi sull’erba, ma i sudditi
316.    Suoi sono re come lui che, invitto, con
317.    Loro protegge, per ultimo, quella
318.    Linea di meta o la viola e dà scacco
319.    Matto, finale della grande partita
320.    E della vita dal gioco arricchita.
 

Notizie

Link consigliati



Per il proprio link in questa sezione inviare mail a: info@ilciar.it


Facebook logo

Visita la nostra pagina anche su Facebook!